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Servizi pubblici

Con il disegno di legge n. 772 (c.d. Lanzillotta, accennato in premessa) il Governo ha proposto una complessiva riforma, in senso pro-competitivo, dell’intero settore dei servizi pubblici locali.

Per quanto la necessità della sistemazione organica e coerente delle “regole di mercato” nei servizi pubblici locali (segnatamente, rifiuti e servizio idrico) sia stata ampiamente rappresentata dall’industria e dagli esperti, anche in esito alla grave incertezza determinata dall’entrata in vigore ravvicinata di provvedimenti concorrenti e talvolta contraddittori in materia, la riforma appare non affrontare alcuni dei nodi principali. Essa esclude, anzitutto, il servizio idrico integrato; non appare sufficientemente  considerato, inoltre, il tema di una regolazione omogenea, trasparente e stabile dei servizi a prescindere dall’assetto proprietario ed istituzionale in cui la prestazione degli stessi avviene. Il DDL è attualmente all’esame delle Camere; un giudizio sugli effetti della nuova normativa sarà possibile soltanto in una fase successiva. Si presentano, di seguito, alcune considerazioni sul testo all’attenzione del Parlamento e su alcune proposte emendative in fase di discussione.

Dalla riforma dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, che dovrà necessariamente coordinarsi con altri provvedimenti strutturali  si attende il supporto alla generalizzazione di un modello gestionale di carattere industriale e la stabilizzazione del quadro normativo.

 

Il disegno di legge demanda alle procedure di evidenza pubblica la regola per l’affidamento dei servizi, escludendo comunque il servizio idrico integrato.

La norma garantisce la regolazione del c.d. “transitorio” in vista della definitiva apertura al mercato per garantire la tutela dei diritti acquisiti da soggetti che hanno basato piani d’investimento e strategie industriali su determinate durate degli affidamenti.

Sulla scorta delle segnalazioni che le Autorità indipendenti di vigilanza dei mercati (AEEG ed AGCM) hanno avanzato al Governo a fine dicembre 2006, lo scorso 9 febbraio sono stati presentati emendamenti tesi a restringere il ricorso al modello “in house”.

Si riconoscerebbe legittimità agli affidamenti diretti a favore delle società interamente pubbliche e partecipate dagli enti locali, che svolgono le attività prevalenti a favore degli enti proprietari e secondo i parametri della giurisprudenza comunitaria, solo se ricorrono particolari condizioni economiche, sociali e ambientali.

Al contempo, i proposti emendamenti tenderebbero ad attribuire alle Autorità di regolazione, Antitrust o Autorità di settore, poteri di controllo preventivo in merito alle motivazioni che i soggetti affidatari dei servizi potrebbero adottare per eludere le procedure di evidenza pubblica.

La materia ambientale, come definita dal decreto legislativo 152/06 (che, si ricorda, ridefiniva la normativa sui rifiuti, sulle acque, sulla qualità dell’aria, sui principi risarcitori in materia ambientale sulle procedure di valutazione ambientale e le conseguenti autorizzazioni), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19 aprile 2006, e dai successivi decreti attuativi, è attualmente in corso di completa rivisitazione.

Nel luglio del 2006 sono stati dichiarati inefficaci tutti i decreti attuativi e si è proposta la completa revisione del testo per definire, anche nel quadro della corrente rivisitazione della normativa complessiva sul servizi pubblici locali, la corretta regolazione del metodo tariffario, il riordino complessivo della “pianificazione” ambientale e l’esatta nozione di rifiuto. La riforma del c.d. “testo unico ambientale” (come a volte, erroneamente, è definito il decreto legislativo 152/06) è attualmente materia di studio di un’apposita Commissione di esperti nominata dal Ministero dell’Ambiente.

In attesa degli sviluppi è possibile dire che appaiono sostanzialmente “sterilizzate” le norme che, all’uscita del Dlgs, prospettavano effetti apparentemente dirompenti sull’organizzazione di alcuni servizi locali (particolarmente toccato era il servizio di gestione dei rifiuti, interessato ad una profonda revisione della nozione stessa di “rifiuto” nonché dall’introduzione di un modello di gestione integrata la cui unica modalità di affidamento è la procedura ad evidenza pubblica) mentre le parti della norma che rivedono la materia autorizzativa sono, in assenza di interventi ad oggi non previsti, in predicato di entrare in vigore nel corso del 2007.

Con apposita decretazione d’urgenza, peraltro, il “regolatore embrionale” previsto dal decreto legislativo è stato abolito e sono stati reintegrati nella loro struttura e nei loro poteri i precedenti organismi di supervisione (COVIRI). L’auspicata introduzione di una regolazione – quadro a livello nazionale per gli aspetti tariffari e di qualità è, di conseguenza, univocamente collegata agli sviluppi delle accennate riforme complessive dei servizi di pubblica utilità ed, in particolare, al disegno di legge sulle Autorità di settore.